La medicina in silico incontra il pubblico: Il Combine Group alla Sharper Night 2026

Un gemello digitale per esplorare le terapie contro il tumore al seno: alla Sharper Night 2026 la ricerca del Combine Group incontra il pubblico attraverso il MiniTalk della Prof.ssa Giulia Russo e le attività del Dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute.
Il 25 settembre Catania si è trasformata in un grande laboratorio a cielo aperto per la Sharper Night – Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici 2026, una serata dedicata alla scoperta della ricerca attraverso incontri, esperimenti, attività interattive e momenti di divulgazione scientifica.
Il MiniTalk Contest, tra le novità di questa edizione, ha portato la ricerca sul palco attraverso una vera e propria sfida di divulgazione scientifica: in circa cinque minuti, ricercatrici e ricercatori hanno raccontato i propri temi di ricerca, trasformando argomenti complessi in storie comprensibili, accessibili e coinvolgenti per il pubblico.
Per il Dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute dell’Università di Catania, a rappresentare la ricerca del Combine Group, è stata la Prof.ssa Giulia Russo, con il MiniTalk dal titolo:
“E se potessimo provare una cura prima di usarla? Come il gemello digitale aiuta a scegliere la terapia giusta contro il tumore al seno”.
Un titolo che racchiude una domanda tanto semplice quanto ambiziosa: possiamo utilizzare un modello virtuale per esplorare in anticipo come potrebbe rispondere un determinato paziente a una terapia?
Dal simulatore di volo al paziente virtuale
Per spiegare il concetto di gemello digitale, la Prof.ssa Russo è partita da un esempio familiare: i simulatori di volo.
Prima di affrontare situazioni reali, un pilota può esercitarsi all’interno di un ambiente virtuale nel quale vengono riprodotte diverse condizioni operative. Allo stesso modo, in medicina, l’idea del digital twin è quella di costruire una rappresentazione computazionale del paziente che possa essere utilizzata per esplorare differenti possibilità cliniche.
Nel caso raccontato durante il MiniTalk, il modello virtuale integra informazioni cliniche, dati biologici e immagini diagnostiche per rappresentare le caratteristiche individuali della persona. A partire da queste informazioni è possibile simulare diversi scenari terapeutici e osservare come il sistema potrebbe reagire ai trattamenti considerati.
Non si tratta, quindi, di sostituire il paziente reale con un modello digitale, né tantomeno di sostituire il medico.
Il punto è un altro: utilizzare la simulazione come uno strumento per raccogliere informazioni prima di prendere una decisione terapeutica, contribuendo a comprendere quali possibilità meritino di essere esplorate più attentamente.
Dalla medicina “uguale per tutti” alla medicina personalizzata
Uno degli aspetti centrali del talk è stato il tema della variabilità individuale.
Due pazienti possono ricevere la stessa diagnosi e anche lo stesso trattamento, ma non necessariamente rispondere allo stesso modo. Le caratteristiche biologiche della malattia, la storia clinica, le caratteristiche individuali e le informazioni ottenute attraverso la diagnostica possono infatti contribuire a determinare risposte differenti alle terapie.
È proprio in questo spazio che la medicina in silico può offrire nuove possibilità.
Attraverso la costruzione e l’utilizzo di modelli computazionali, è possibile esplorare virtualmente diverse ipotesi e utilizzare la simulazione per studiare scenari che, nella pratica clinica, non sarebbe possibile testare direttamente sul paziente.
Nel caso delle forme più aggressive di tumore al seno, questo approccio diventa particolarmente interessante: l’obiettivo è contribuire, attraverso la modellistica e la simulazione, a una medicina sempre più personalizzata e orientata alle caratteristiche della singola persona.
Esplorare le terapie attraverso un paziente virtuale
Il cuore del messaggio portato sul palco può essere riassunto in una semplice immagine: un paziente virtuale, diverse possibilità terapeutiche e un computer sul quale esplorare gli scenari prima di arrivare alla decisione clinica.
Il digital twin diventa così un ambiente di simulazione nel quale mettere in relazione dati diversi e studiare il comportamento del sistema in risposta a differenti interventi.
La simulazione può infatti aiutare a esplorare l’efficacia potenziale di differenti trattamenti, a individuare scenari da approfondire e, in prospettiva, a contribuire a ridurre tentativi terapeutici non necessari e l’esposizione a trattamenti che potrebbero risultare meno efficaci o più tossici per quel determinato paziente.
È una prospettiva che porta la medicina personalizzata un passo oltre: non soltanto raccogliere più dati sul paziente, ma utilizzarli per costruire modelli capaci di simulare scenari individuali.
Cinque minuti per raccontare una ricerca complessa
La MiniTalk Challenge ha rappresentato proprio questa sfida: condensare anni di ricerca in pochi minuti e trasformare concetti complessi come modellistica, simulazione e gemelli digitali in una storia comprensibile anche a chi non lavora nel settore.
La Prof.ssa Russo ha scelto di farlo partendo da una domanda concreta e facilmente comprensibile: “E se potessimo provare una cura prima di usarla?”
Da lì, il racconto ha accompagnato il pubblico, mostrando come la ricerca computazionale possa contribuire a esplorare nuove possibilità nella lotta contro il tumore al seno.
Un modo di fare divulgazione che mette al centro non solo la tecnologia, ma soprattutto la persona.

Un riconoscimento per il Dipartimento
La serata si è conclusa con la premiazione del MiniTalk Contest: il MiniTalk della Prof.ssa Giulia Russo ha ricevuto il riconoscimento per il miglior talk della competizione. Il premio è stato consegnato dal Magnifico Rettore dell’Università di Catania Prof. Enrico Foti insieme alla giuria composta da rappresentanti dell’università, delle istituzioni, dell’imprenditoria e della comunità studentesca.
Un riconoscimento che il Dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute ha condiviso con tutta la comunità di ricerca che ogni giorno lavora per sviluppare nuovi strumenti e nuovi approcci alla medicina.
Ma, al di là del premio, la Sharper Night ha rappresentato soprattutto un’occasione per fare ciò che la divulgazione scientifica dovrebbe fare: creare un ponte tra la ricerca e le persone.


Dalla ricerca alla cittadinanza
La partecipazione alla Sharper Night non si è fermata al palco.
Durante la serata, il Dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute ha incontrato il pubblico anche attraverso le attività in Piazza Università, offrendo ai visitatori la possibilità di conoscere più da vicino la ricerca del Dipartimento e le sue diverse aree di attività.
Anche il Combine Group ha portato la propria ricerca fuori dai laboratori, proponendo al pubblico un modo semplice e interattivo per avvicinarsi alla medicina in silico, attraverso un quiz dedicato alla conoscenza della ricerca computazionale e delle sue applicazioni.
Per un gruppo che lavora quotidianamente su modelli matematici, simulazioni, dati biologici e clinici, uscire dal linguaggio tecnico e incontrare direttamente la cittadinanza significa raccontare non soltanto che cosa viene studiato, ma soprattutto perché quella ricerca può essere importante.


La ricerca che incontra le persone
Per il Combine Group, partecipare ad eventi come Sharper Night, significa continuare a raccontare una medicina nella quale dati, modelli computazionali e simulazioni possono diventare strumenti al servizio della ricerca e, in prospettiva, di decisioni terapeutiche sempre più personalizzate.
Perché il gemello digitale non è soltanto un’idea del futuro.
È una direzione di ricerca che stiamo già esplorando oggi.



